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WUPJ statement on the conversion law

As a bill has been debated that would change the immigration status of those Jews who came to Judaism through conversion, the World Union for Progressive Judaism, representing the concerns of Reform and Progressive Jews in 45 countries and with almost 2 million adherents, sent a strong letter to Prime Minister Benjamin Netanyahu, over the signature of the WUPJ Chairman, Steven M. Bauman.  Click here to read the letter.  Additional letters were sent to deputy prime ministers Mr. Ehud Barak, Minister of Defence (read here ), and Mr. Avigdor Liberman, Minister of Foreign Affairs (read here ). We will continue to monitor the debate and discussion.

Dato che la Kneset sta discutendo una nuova legge che potrebbe cambiare lo status degli ebrei che sono entrati nell'ebraismo per via di conversione, la WUPJ, rappresentate di ebreireform e progressive in 45 stati con circa 2 milioni di aderentiha mandato lettere al primo ministro Netanyahu, al Ministro della difesa Barak e al Ministro degli esteri Liebermann. Continueremo a seguire il dibattito e la discussione

 


 

MAZAL TOV

E' con grande gioia che annunciamo la nascita di Ayla Isabella
de Bruyn,  nata oggi alle 4:19 e sia lei che Iris stanno
bene.

 


Shabbat Sidrà Vayakhel - Pekudè, Shabbat haChodesh

 

shabbat


  

Sabato 13 Marzo

Ore 10 - Preghiere di Shacharit e Mussaf

Ore 10.45 - Lettura della Torà con commento del rabbino Cipriani

Ore 12.45 - Kiddush e pranzo

Il nostro caro Hillel, con la collaborazione di Roberto Robotti, invita coloro che lo desiderano a partecipare a un ricco Kiddush da lui gentilmente offerto. A questo seguirà un pranzo shabbatico  a cui è possibile contribuire con piatti salati e dolci vegetariani. Tutti sono invitati.

Ore 15 - Preghiera di Minchà

Ore 15.15 - Lezione del rabbino Cipriani: "Alle radici della preghiera ebraica: il trattato Berachot del Talmud"

 


LEV CHADASH A TORINO

"IL CORPO, LA PREGHIERA - Un itinerario di silenzi e parole, pratiche e gesti."

Programma  a cura de Il Circolo dei Lettori e degli Amici di Torino Spiritualità

Mercoledì  10 Marzo ore 18,30 sala rossa del Circolo dei Lettori

con Haim Fabrizio Cipriani, rabbino  

Tutte le mie membra diranno: YHVH, chi è come te? (Salmi 35, 10)

 



 

Lev Chadash Roma

Domenica 14 Marzo

 

Il rabbino Cipriani riceverà dalle 14 alle 16. Siete pregati di contattarlo per appuntamento.

Ore 16.30 - Preghiera di Minchà

Ore 16.45 - Lezione del rabbino: "Il significato del Seder e della Haggadà di Pessach"

Ore 18 - Momento conviviale e discussione. Sono graditi contributi dolci e salati vegetariani.

Ore 18.40 - Preghiera di Arvit

 



Sidrà Ki Tissà

 

Riflessioni di Haim Cipriani, rabbino della comunità ebraica Lev Chadash, Milano - Roma

 

Espio, dunque sono

 

"YHVH parlò a Mosè dicendo: «Quando per il censimento eleverai la testa dei figli d'Israel, ciascuno pagherà a YHVH l'espiazione del suo essere all'atto del censimento, perché non li colpisca un flagello in occasione del loro censimento. Questo daranno coloro che saranno sottoposti al censimento: mezzo shekel, computato secondo il shekel del santuario, il shekel di venti ghera; mezzo shekel di offerta prelevata per YHVH. Chiunque sia sottoposto al censimento, dai vent'anni in su, darà il prelevamento per YHVH. Il ricco non darà di più e il povero non darà di meno di mezzo shekel, per  dare l'offerta prelevata a YHVH, a espiazione del vostro essere. Prenderai il denaro di questo riscatto dei figli d'Israel e lo impiegherai per il servizio della tenda del convegno. Esso sarà per i figli d'Israel come un memoriale davanti a YHVH a espiazione del vostro essere.»[1]

La Torà qui tratta dell'offerta del mezzo shekel che ogni ebreo offriva per il culto del tabernacolo, e che veniva inoltre utilizzato come mezzo di censimento. L'idea stessa del mezzo shekel si basa sul fatto che non esiste un contributo "completo", che da sé sia sufficiente. Anche il più grande dei contributi sarà sempre e solo una parte del necessario, perché solo la cooperazione nella diversità avvicina alla pienezza. Non parliamo chiaramente solo del lato economico, ma anche e soprattutto di quello umano. Talvolta si dice che ogni persona è un mondo a sé. In realtà ogni persona è solo metà di un mondo. Io non sono sufficiente a me. Senza il pieno riconoscimento di questo, il nostro mondo rimarrà sempre incompleto.

I censimenti erano spesso necessari per ragioni militari, ossia per sapere quanti individui erano disponibili per la battaglia, e infatti ventuno anni era l'età minima per il servizio nell'esercito. Questo getta una luce particolare sul fatto che la Torà richieda questa offerta come "espiazione per l'essere". Intanto il fatto che vi sia espiazione implica l'esistenza di una trasgressione da espiare, e non ci è detto quale[2]. In realtà l'espiazione sembra riferirsi all'essere, ossia al semplice fatto di essere in vita. Ma che trasgressione sarebbe? Una trasgressione grave, in realtà, per un assassino. E qualunque essere umano pronto a partire per la guerra, perfino per una guerra necessaria o inevitabile, è un assassino in potenza.

Benno Jacob[3] nel suo commento evidenzia come l'espressione "espiazione per l'essere" sia usata solo due volte nella Torà, e sempre in questo tipo di contesti. In un caso a proposito del proprietario di un bue già precedentemente noto come pericoloso, che colpisce a morte qualcuno[4]. Il proprietario sarebbe responsabile e meriterebbe teoricamente la morte, ma in considerazione del carattere indiretto della responsabilità gli è permesso riscattare ed espiare con un pagamento in denaro. Nel secondo caso invece si parla del responsabile di un omicidio premeditato, al quale non è concesso di fare altrettanto[5]. Quindi questa espressione di "espiazione per l'essere" denota chiaramente il riscatto pagato da un individuo che meriterebbe la morte per aver distrutto la vita di altri esseri umani.

Analogamente, dopo la guerra combattuta contro i midianiti, gli ebrei offriranno una serie di doni, con lo scopo esplicito di "espiare per il nostro essere davanti a YHVH."[6] Questo conferma in modo evidente la teoria di Benno Jacob.

Il popolo ebraico, una volta liberato e avendo ricevuto l'insegnamento necessario alla sua crescita, la Torà, sta per fare il suo ingresso nell'arena della vita "adulta", questo significa che dovrà difendersi e conquistarsi una terra. E tutto ciò implica necessariamente spargimenti di sangue. L'elemento interessante è che in modo preventivo sia chiesto loro di espiare, di mettersi cioè in uno stato d'animo contrito, per evitare di cadere nell'autoesaltazione che spesso si impadronisce di chi lotta e magari vince. Analogamente ogni essere umano, nel corso della sua vita, è chiamato a realizzarsi, e questo comporta necessariamente, solitamente in modo involontario, la sofferenza o la delusione delle speranze di altri. Non può essere altrimenti. Anche se grazie a Dio la maggior parte degli uomini non si macchiano di delitti maggiori, essi sono comunque responsabili almeno di sofferenze minori causate ad altri, anche solo attraverso il fatto di aver successo e affermarsi al posto loro. Sviluppare un atteggiamento di contrizione al proposito, ricordare costantemente che il solo fatto di essere è già di per sé una diminuzuine dell'essere dell'altro, è un sano antidoto contro l'eccesso di arroganza.

 

Elevare la testa

 

Apparentemente l'idea di contare i figli d'Israel non era molto gradita, e si preferiva farlo attraverso questa offerta e contare le monete piuttosto che le persone. Il re David sarà punito per aver effettuato un censimento del popolo[7], e ancora oggi quando si deve verificare se alla sinagoga è presente il minian, non si contano direttamente le persone, ma si usano piuttosto versetti della Torà composti da dieci parole per farlo in modo indiretto. Questa avversione per il censimento non è chiara, ma le ragioni possono essere numerose. Intanto è un modo di trasformare le persone in numeri, annullando la loro umanità. La Torà si esprime in modo paradossale al riguardo, usando l'espressione "elevare la testa" invece di "contare", proprio perché il conteggio ne è l'esatto contrario, un processo in cui l'individuo viene invece abbassato e confuso nella massa. Invece contare le monete è un modo per mettere in luce l'apporto di ognuno, il che è di per sé veicolo di maggiore dignità. Contare inoltre significa dare importanza alla quantità, generalmente per comprendere quante persone sono disponibili per la difesa del gruppo, o per pagare le tasse necessarie alla sua sopravvivenza. Invece la capacità spirituale d'Israel non è mai dipesa dalla quantità: "YHVH si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siate più numerosi di tutti gli altri popoli, siete infatti il più piccolo di tutti i popoli."[8] Addirittura vi è una vicenda molto interessante nel libro dei Giudici[9], secondo cui Dio chiede al condottiero Gedeone, pronto a battersi contro i midianiti con trentaduemila uomini, di ridurre il numero fino a trecento. Proprio grazie a questa riduzione dei numeri l'esercito di Gedeone sarà in grado di vincere. Certo però oggi la questione dei numeri è preoccupante, il popolo ebraico, specie in certi paesi come l'Italia, diminuisce in quantità preoccupante. Se da un lato la riduzione della quantità permette talvolta di ottenere una migliore qualità, è necessario essere vigili. Vi è un rischio reale di trasformare il popolo ebraico in una élite aperta a pochi, generalmente scelti in base al loro grado di osservanza religiosa, come non è mai stato. Dall'altro lato, il criterio della quantità non è soddisfacente. Di conseguenza, meglio evitare di contare, e concentrarsi sul contributo che ognuno è in grado di fornire. La Torà suggerisce addirittura l'idea che questo contributo, nella sua incompletezza, nel suo essere "mezzo", possa essere un modo di salvare il nostro intero essere. A condizione che tutti siano pronti a offrirlo e a contribuire, il che purtroppo è ben distante dalla realtà. La grande maggioranza degli ebrei, in Italia ma non solo, sono assolutamente estranei a ogni forma di contributo o partecipazione alle diverse istituzioni comunitarie. Questo suggerisce che essi non vi si riconoscono, e che esse, senza eccezioni, devono forse mutare profondamente. Una delle cose a cui viene dato pensare è che l'uguaglianza del mezzo shekel, a cui il ricco non doveva aggiungere e il povero non doveva sottrarre, suggerisce la necessità che i luoghi ebraici siano luoghi in cui nessuno è giudicato, ma tutti, senza distinzioni, possano trovare il loro spazio. Questo è lungi dall'avvenire oggi, ed è forse una delle ragioni dell'allontanamento degli ebrei dalle istituzioni comunitarie.

 

Miscele aromatiche

 

"YHVH disse a Moshè: Procùrati balsami: storàce, ònice, galbano come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali. Ne farai un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l'arte del profumiere, raffinata, pura e santa."[10]

L'incenso era utilizzato nel culto  per varie ragioni. La più evidente era quella di aggiungere alle diverse esperienze del sacro anche quella olfattiva, perché tutti i sensi erano presenti all'interno del tabernacolo. L'idea della miscela di spezie era anche centrale, perché all'interno di esse vi era anche il galbano, noto per il suo cattivo odore, e simbolo del fatto che in un gruppo vi sono sempre necessariamente persone non gradite o non corrispondenti all'ideale del gruppo stesso[11], ma che devono essere in ogni caso "miscelate" e mantenute al suo interno, anzi, la loro assenza squalifica il gruppo così come l'assenza del galbano rendeva l'incenso  inatto all'uso sacro. Un pensiero da ricordare agli elitisti che amano considerare parte del gruppo ebraico solo gli ebrei che, secondo loro, hanno "buon odore"...

L'incenso aveva però un ruolo forse ancora più centrale. La Torà dice che Dio appare "...  nella nuvola sul coperchio ...."[12]. La nuvola in oggetto era quasi certamente una nuvola d'incenso, reminiscenza della nuvola che accompagnava i figli d'Israel nelle loro peregrinazioni nel deserto, simbolo di presenza, guida e provvidenza divina. La nuvola all'interno del tabernacolo ha però un'altra funzione, quella di schermare il gran sacerdote, forse per ricordargli che il Divino è percepibile, ma in nessun caso esso è visibile. E questo non solo nel senso prettamente visivo, ma anche e soprattutto teologico. La natura di Dio e del suo operato è, e deve rimanere, schermata all'interno di una nuvola. Durante l'epoca del secondo tempio l'interpretazione del passo del Levitico succitato sarà oggetto di discussioni fra i Farisei e i Sadducei[13]. Quest'ultimi consideravano che il sacerdote dovesse fare ingresso nel santuario che con l'incenso che già ardeva, accompagnato quindi dalla nuvola, mentre i primi pensavano che l'incenso dovesse iniziare a bruciare quando il sacerdote si trovava all'interno[14]. Naturalmente dietro a questa controversia vi erano ben altre implicazioni oltre a quelle prettamente rituali, implicazioni di ordine teologico e politico. Ma in questa sede è importante ricordare come il sacerdote, nel momento di maggiore intimità con Dio, avesse la necessità di non coltivare l'erronea idea di essere davvero vicino a Dio al punto di poterlo quasi vedere. E anche di ricordare che "Tutto ciò che vediamo è un'ombra proiettata da ciò che non vediamo"[15].

 

Però

 

Come abbiamo visto, l'inizio di questa sezione tratta degli ultimi dettagli relativi al culto che il popolo ebraico doveva prestare all'interno del tabernacolo. Vi leggiamo istruzioni riguardanti l'altare dell'incenso, l'obbligo per ogni ebreo di contribuire al culto attraverso un mezzo shekel, il bacino per le abluzioni dei sacerdoti, le spezie per la realizzazione dell'incenso, l'incarico dato a due artisti divinamente ispirati per la costruzione di tutto questo.

Improvvisamente però la Torà sembra cambiare argomento e dice: "... Però conserverete i miei Shabbat, perché [Shabbat] è un segno fra me e voi per le generazioni, per sapere che io, YHVH, vi distinguo."[16] La variazione di tema appare strana, ma non lo è poi così tanto. La Torà ha appena consacrato lunghi capitoli alle istruzione per la costruzione di un santuario portatile, ricco di ornamenti e di simboli. Ma la parola importante qui è "Però", la cui intenzione è che non vi è culto nè santuario che possa comprare o manipolare il Divino. Per questo anche una sacra attività come la costruzione del santuario deve essere messa da parte con l'arrivo dello Shabbat.  L'essenziale non è quindi l'attività "liturgica", ma la facoltà umana di riconoscere la sua limitatezza, cosa che avviene attraverso le astensioni shabbatiche, espressione di umiltà davanti a un mondo che non appartiene all'uomo, perché non lo ha creato, e che può solo tentare con modestia di rendere un poco più vivibile.

Qui troviamo anche una differenza fondamentale fra l'ebraismo e altre culture antiche. Nel poema babilonese Enuma Elish,  l'apice della creazione è l'edificazione di un tempio per il culto della divinità suprema, Marduk. Ma questo significa anche limitare il Divino a un luogo e a gesti ben precisi, che in più anticamente erano appannaggio di specialisti, i sacerdoti. Lo Shabbat invece è di tutti, è un giorno di incontro col trascendente, con un mondo che non è più retto dalla competitività e dalla corsa al successo, ma alla contemplazione e alla riflessione. Per questo il testo dice "i miei Shabbat", perché l'idea alla base dello Shabbat è quella di imparare a riconoscere che non tutto è nostro.

La cultura ebraica quindi concepisce l'idea che vi sia un luogo in cui l'intensità religiosa viene espressa con maggior forza, ma questa è probabilmente una concessione alla necessità di avere forme di culto simili a quelle di altri popoli. Un luogo di culto serve a poco se non è animato dall'energia delle persone. Quante belle sinagoghe abbiamo in Italia, vuote e silenziose? L'attenzione data al luogo è suscettibile di distrarre l'uomo dall'essenziale, che è la sua disponibilità a consacrare le sue energie a vivere davvero la Torà, che significa vivere in movimento, avere l'umiltà di comprendere che è necesssario studiare e offrire tempo e disponibilità per la costruzione del nostro tempio interiore.

 

Riposo attivo

 

"I figli d'Israel conserveranno lo Shabbat, facendo lo Shabbat nelle loro generazioni come alleanza perenne."[17]

Questo è il veshamerù, il noto testo che costituisce il Kiddush del sabato mattina. In esso  viene usato il verbo laasot, fare, che è caratteristico dei lavori per la costruzione del tabernacolo che come abbiamo detto precedono questo passaggio. Chiaramente è più semplice comprendere il concetto del fare in relazione al tabernacolo che allo Shabbat. Eppure è così, Shabbat richiede una volontà di fare molto grande. Intanto perché uno Shabbat riuscito si estende su tutta la settimana, attraverso il pensiero, il programmare in anticipo tutto ciò che non potrà essere fatto durante lo Shabbat stesso. Non a caso Shabbat significa anche settimana, perché è davvero necessaria una settimana intera a prepararlo, e  i suoi benefici si estendono senza dubbio all'intera settimana. Ma in nessun caso uno Shabbat riuscito si fa da solo. Va costruito, pezzo per pezzo, momento per momento, come ogni unità di tempo che si desideri davvero impregnare di sacralità. Se il lato di Shabbat più conosciuto e talvolta temuto è quello delle astensioni, non dobbiamo dimenticare che queste sono solo una preparazione necessaria e irrinunciabile al "fare" shabbatico, che è un fare dello spirito e del cuore, attraverso la vita comunitaria e familiare, lo studio, l'osservazione. Un fare basato sulla volontà di creare un tempo diverso, con un ritmo differente, lento e denso. Un lavoro non da poco, anche faticoso a tratti, ma alcuni ritengono ne valga la pena.



[1] Esodo 31, 11-16

[2] Naturalmente potrebbe trattarsi del vitello d'oro, vicenda narrata dalla Torà subito dopo, ma che secondo molti avviene in realtà prima.

[3] 1862-1945. Eminente rabbino e studioso del movimento ebraico riformato, che fuggì dalla Germania nazista.

[4] Esodo 21, 30

[5] Numeri 35, 31-32

[6] Numeri 31, 50

[7] II Samuel,cap. 24

[8] Deuteronomio 7, 7

[9] Giudici cap. 6-7

[10] Esodo 30, 34-35

[11] Talmud Bavli Keritot 6b; cit. da Rashi ad loc.

[12] Levitico 16, 2

[13] Cfr. J. Z. Lauterbach, "A Significant Controversy between the Sadducees and the Pharisees," HUCA 4 (1927) 173-205;

[14]  Talmud Bavli Yoma 19b; 53a ; Talmud Yerushalmi Yoma 1:5, 39a

[15] Martin Luther King: The Measure of a Man, 1958.

[16] Esodo 31, 13

[17] Esodo 31, 16

 



Pessach

Lev chadash organizza il secondo seder sia a Milano (nella sede di piazza Napoli) sia a Roma (presso il Pitigliani). Tutti coloro che fossero interessati sono pregati di prenotare, i posti sono limitati

MILANO

Martedì 30 Marzo

Ore 19.30 - Secondo Seder di Pessach, con commenti e spiegazioni del rabbino Cipriani


 

Una nuova proposta di Lev Chadash: Gan ha Gefen - La vigna

 uva

Una nuova interessante iniziativa è nata nell'ambiente di Lev Chadash. Si chiama Gan Ha Gefen (La vigna) ed è proposta dal nostro chef e insegnante di cucina Roberto Robotti. Si tratta di soggiorni negli agriturismi del Monferrato alla scoperta della tradizione ebraica del Piemonte e della cultura gastronomica ebraica italiana. Sono "settimane verdi" nello stupendo ambiente naturale del Monferrato. Ogni giorno è prevista una lezione pratica di cucina ebraica italiana e una visita ai monumeti ebraici piemontesi. Vi sono lezioni teoriche, possibilità di gite, visite di cantine e acquisto di vini kasher e altre attività ricreative e lo shabbat con Lev Chadash. Trovate prezzi, contenuti della proposta, indirizzi per la prenotazione e programmi in questo file:  pdfdefinitivo_anna_ita_piccolo[1]

Per informazioni e prenotazioni scrivete a: 
 


Una kippà per tzedakà

 

 Il nostro amico Hillel ci ha portato dal Ghana un certo numero di kippot coloratissime e molto allegre tessute da un'associazione locale di amici di Israele. Le cediamo a offerta libera (minimo 15 € per quelle di doimensioni standard, 25 € per quelle grandi in forma di zuccotto (più 5 € per la spedizione, per coloro che non potessero ritirarle in sinagoga) Vi preghiamo di fare un versamento all'indirizzo bancario che trovate qui sopra cliccando sul bottone "donazioni" indicando la causale acquisto kippà e il vostro nome e di mandarci una mail con la comunicazione del versamento e l'indicazione dell'indirizzo cui spedire la kippà. Tutto il ricavato sarà devoluto in tzedakà all'associazione di amici di Israele del Ghana.

 


ISCRIZIONI AL TALMUD TORAH PER LE RAGAZZE E I RAGAZZI

 Sono aperte le iscrizioni al Talmud Torà per i ragazzi e ragazze che desiderino celebrare il loro Bar/Bat Mitzvà. Una riunione di informazione sarà organizzata a settembre. Tutti gli interessati sono pregati di scriverci al più presto ( ). Ricordiamo che nella nostra comunità le ragazze seguono lo stesso percorso dei ragazzi, e leggono la Torà al momento del loro Bat Mitzvà. Naturalmente i figli di padre ebreo sono i benvenuti.

 

Ecco le date delle lezioni di Talmud Torah per i prossimi  mesi:  20 FEBBRAIO. 5/6 MARZO. 20/21 MARZO. 9/10 APRIL. 23/24 APRILE. 30APRILE/1 MAGGIO. 7/8 MAGGIO. 4/5 GIUGNO. 18/19 GIUGNO.



 I PROGRAMMI DEL CORO DI LEV CHADASH

Prove
 9 e 16 marzo,  nella sede di Lev Chadash

 

Spettacoli

Domenica 21 marzo - Primavera Klezmer, barcone delle scimmie. Orario da definire.

 

Tutti possono entrare nel coro, se lo desiderano e hanno il tempo e l'entusioasmo necessario. Se volete partecipare, scriveteci


 

 CORSO DI LINGUA EBRAICA

 

 alefbet

 

Prof. Roi Giladi

CALENDARIO DELLE LEZIONI: (secondo ciclo)

Febbraio: 7, 21, 28
Marzo: 7, 14, 21, 28
Aprile: 11

 Domenica, coi seguenti orari:

principianti: 10 - 11.15 ; 

avanzati: 11,30 - 12,30


IL PROGRAMMA DI NEVATIM PER IL NUOVO ANNO EBRAICO

 

Cari bambini e genitori Shalom a tutti,
Nevatim è ricominciato il 25 settembre con tante nuove idee e belle sorprese. Il calendario dei prossimi incontri sarà il seguente:


27 febbraio - travestiamoci per la festa di Purim
26 marzo - Pesach e la nostra "GRAAANDEEE" Haggadà
23 aprile - Israele compie 62 anni, attività insieme al KKL
21 maggio - Shavuoth! cuciniamo cantando o cantiamo cucinando?
e infine
domenica 6 giugno - gita conclusiva

Per informazioni, scrivete a 

 


 

IL NUOVO CIRCOLO CULTURALE RIMMON

 rimmon

 Il circolo culturale Rimmon (il nome ebraico della melagrana) è la nostra nuova iniziativa che abbiamo promosso per gestire l'attività culturale, didattica e ricreativa. Al circolo Rimmon faranno capo l'anno prossimo i nostri corsi di ebraico, le conferenze, gli spettacoli organizzati nella nostra sede, il corso di cucina, il coro, le attività editoriali che ci proponiamo di aprire. Per informazione, proposte di collaborazione o contatti scrivete a

 


 IL CORSO DI CUCINA -

Vii annunciamo che  nella cucina della nostra sede di piazza Napoli 35 si terrà un corso pratico di alta cucina kasher di latte, cioè vegetariana con latte e uova.


Programma degli incontri di cucina (solo latte e parve)

 

INVERNO:
da Channukà a Tu Bishvat a Purim
18/11 - 25/11 - 02/12 - 09/12
28/01 - 10/02 - 17/02 24/02

PRIMAVERA:
Pesach e Shavuot
03/03 - 10/03 - 17/03 -24/03
21/04 - 28/04 - 05/05 - 11/05

ESTATE:
16/06 - 23/06 - 30/06 - 07/07

Il 7/10 Roberto Robotti, che condurrà gli incontri, sarà presente dalle 18.00 alle 20.00 in piazza Napoli 35, a disposizione per iscrizioni, domande, informazioni o altre richieste di chi fosse interessato.

Ogni ciclo di quattro incontri consecutivi costa 150 euro, due serie 280 euro, tre serie 410 euro, quattro serie 540 euro. Il costo di una singola lezione (anche a domicilio) è a richiesta.

Ogni incontro sarà della durata di 2 ore dalle 18.00 alle 20.00, con cena finale.

Ogni ciclo si terrà in presenza di minimo 2- massimo 6 iscritti.

La quota può essere versata all' iscrizione o al primo incontro; l'iscrizione al Circolo Culturale Rimmon è gratuita e personale, vi consente di accedere a tutte le iniziative proposte nell'arco dell'anno.
Il giorno fissato per la lezione settimanale è il mercoledì, eccetto la lezione del 27 gennaio che sarà spostata a giovedì 28, per non intaccare la celebrazione del Giorno della Memoria.

Il calendario può subire modificazioni in base alle attività della Sinagoga o di eventi al momento imprevisti.


La tradizione ebraica considera il cibo e la sua consumazione un mezzo di avvicinamento al divino, di elevazione spirituale, e il tempo che si dedica a questa attività è un tempo speciale, da distinguere con le giuste benedizioni.
Il cibo serve a sostenere la vita, che è dono prezioso di Dio: nutrendosi l'essere umano continua l'azione divina della Creazione, e il tavolo su cui vengono consumati i pasti è un luogo sacro.

In estrema sintesi questi sono alcuni dei principi alla base della kasherut, l'insieme di regole che governa la manipolazione e preparazione dei cibi e bevande, e che ne sancisce la sacralità: la kasherut non è un limite, ma un privilegio.

Nei nostri incontri considereremo sempre il cibo nei suoi molteplici aspetti, considerandolo quindi come nutrimento dell'anima e del corpo.

Parleremo dei diversi piatti nelle varie tradizioni che sono presenti nelle ricorrenze annuali,
considerandoli degli autentici testimoni di una cultura antica, ramificata e "poliglotta",
sostenuta da una spiritualità profonda e sincera.

Tutta la cucina può essere kosher, non solo quella tradizionale ebraica sia essa Ashkenazita, Sefardita, o ferrarese, mantovana, romana, veneziana etc., che hanno una loro precisa connotazione e peculiarità: anche i piatti italiani "classici" con opportune modifiche possono essere kosher, anzi forse lo sono sempre stati...senza saperlo! L'Italia è un Paese importante per l'Ebraismo e deve alcuni dei suoi piatti migliori proprio alla fantasia e alla perizia di mani ebraiche: dalle triglie alla Livornese ai tortelli di zucca, dalla parmigiana di melanzane alla concia (o carpione) di zucchine e, perché no? la bagna cauda! E le paste all'uovo che si mangiano a Roma? E i buccellati? Continuiamo a rimescolare le carte in tavola, anzi, le ricette in tavola!

Ogni incontro prevede la preparazione di piatti che saranno poi consumati insieme,
e saranno esaminate quella tecniche di base (impasti, fondi, salse etc.) che sono l'Alef-Bet
di ogni preparazione di cucina degna di questo nome, ebraica o no.

In corso d'opera possono accadere molte cose: siamo pronti a variare, ampliare, modificare sistemi e modi per arrivare allo scopo: imparare, apprendere, saper fare qualcosa di nuovo con gioia.

La cucina di Lev Chadash conosce solo latte e parve...ma si parlerà anche di carne.

Sono a disposizione per ogni informazione, chiarimento, critica e chi più ne ha più ne metta il 7/10 in piazza Napoli 35 dalle 18.00 alle 20.00

Grazie! Roberto Robotti

Mail:

 


IL NOSTRO NUOVO SIDDUR

copertina siddur

Il nostro siddur è in vendita per un'offerta minima di 30 €, più le eventuali spese postali.

Il siddur è anche disponibile presso la libreria Claudiana di Milano ( Via Francesco Sforza 12/A) e la LIbreria Luxembourg di Torino


 LA PRESENTAZIONE DI LEV CHADASH

Abbiamo preparato un breve documento di presentazione della nostra sinagoga. Leggetelo: si può scaricare qui

 


I NOSTRI CORSI DI TORAH:

Il corso di cultura religiosa ebraica, tenuto da rav Cipriani, per tutti coloro che sono interessati a conoscere meglio la nostra tradizione, le leggi, i costumi, il pensiero, la storia...in linea di massima i sabati alle 15 (notizie dettagliate nei programmi degli shabbat, che si raggiungono col pulsante ATTIVITA',  in alto a sinistra di questa pagina Tutti sono benvenuti!


PER ISRAELE

Lev Chadash chiede a tutti di non dimenticare Gilad Shalit, rapito da Hamas tre anni  de mezzo fa

.shalit
 

LEV CHADASH SOSTIENE TZAD KADIMA

Molti soci e amici ci chiedono come dare un contributo concreto, una Tzeddaka, un atto di Tikkun Olam. Vi suggeriamo di contribuire a Tzad Kadima, l'associazion israeliana che si occupa di bambini e ragazzi cerebrolesi. Pubblichiamo qui di seguito una presentazione del presidente Alessandro Viterbo.

 "Tsad Kadima" è un associazione che si occupa di organizzare e aiutare il percorso formativo dei bambini che soffrono di lesione cerebrale in Israele, a prescindere dalla religione, dal credo o dall'appartenenza etnica.
"Tsad Kadima" vede come scopo principale l'integrazione dei bambini e ragazzi cerebrolesi nella societa' normale e si adopera per rendere la cosa possible nonostante le gravi limitazioni fisiche delle quali soffrono .
Alcuni dei ragazzi cresciuti nei centri di "Tsad Kadima" studiano oggi all'Universita',sono soldati all'esercito,vivono da soli in appartamenti adattati, lavorano a seconda delle proprie possibilita'.
"Tsad Kadima " comincia l'anno 2010 con piu' di di 320 ragazzi educati e riabilitati nei vari asili nido ,asili classi scolastiche ,appartamenti di apprendimento e di abitazione.
"Tsad Kadima " aprira' a settembre il nuovo centro di Beersheva che proprio in questi giorni viene costruito e che affianchera' quello gia' esistente a Riscion lezion. il nuovo centro dara' una risposta all'esigenze del Sud di Israele e sara' aperto a tutte le popolazioni che abitano la zona.
"Tsad Kadima" comincia quest'anno un nuovo programma indipendente di formazione di nuovi "educatori conduttivi " in collaborazione con la michlala' Levizski .
"Tsad Kadima " consapevole del legame che si è consolidato con l'Italia conta di poter continuare a sviluppare le molte attivita' e i futuri progetti con l'aiuto di amici vecchi e nuovi.
Sono a disposizione per qualsiasi domanda o spiegazione.

Alessandro Viterbo
Alroy 5-B GERUSALEMME
Prefisso Israele 0972 2-5667871 508801450 Fax 026540069
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sito in tre lingue :www.tsadkadima.org.il

 

 


I PROSSIMI GIOCHI EUROPEI DEL MACCABI

 

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Notizie ed eventi
LA LETTURA DELLA SETTIMANA
Parshat hashavua: Vayaqhel
13 marzo 2010 27 adar 5770
Esodo 35,1 - 38,20
Trovate qui (pekude) e qui (vajakel) i commenti del nostro presidente emerito Bruno di Porto alle due parashot che si leggono questo shabbat. Qui sotto invece trovate il commento dell'URJ tradotto da Roberto Tonetti
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LE ATTIVITA' DELLA SINAGOGA PER LE PROSSIME SETTIMANE

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LEV CHADASH A ROMA  - Pessach

Vi anticipiamo che organizzeremo anche il secondo seder di Pessach, martedì 30 marzo. Invitiamo chi volesse partecipare a prenotare il prima possibile per permetterci di organizzare.

 

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CENTENARIO DI TEL AVIV
Pubblichiamo qui (centenario di tel aviv) una nota del nostro presidente emerito Bruno di Porto sul centenario di Tel Aviv

CULTURA EBRAICA

Qui sotto trovate l'annuncio di uno convegno sulla pluralità nell'ebraismo e nella società italian, che si svolge domenica 21 marzo al Centro Pitigliani di Roma

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STORIA DELL'EBRAISMO MODERNISTA IN ITALIA

Trovate qui (di porto riforma) una versione ampliata e aggiornata della storia del movimento riformato in Italia scritta dal nostro presidente emerito prof. Bruno di Porto

LA NOSTRA DOCUMENTAZIONE
I commenti delle parashot già lette quest'anno, gli interventi più vecchi che ci riguardano, le discussioni all'interno della comunità si trovano nella sezione "articoli e documenti". Per arrivarci, cliccate qui

PERCHE' UNA SINAGOGA PROGRESSIVA IN ITALIA? 

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